martedì 31 luglio 2012

Alcuni cactus che fioriscono facilmente


Ieri, il notocactus ha aperto i suoi fiori, giallissimi. Quattro in contemporanea. Un bel risultato per il mio esemplare, di solito in estate ne apriva quattro o cinque, ma uno alla volta, nel giro di un mese e mezzo, a ridosso dell'autunno. Certe corolle non facevano in tempo a schiudersi perchè arrivavano settembre e la pioggia. Si vede che l'ho collocato nel posto giusto. O forse molto è dovuto ad un'estate estremamente calda.

Ci sono alcune specie cactacee che fioriscono più facilmente di altre: una buona cura, collocazione appropriata, irrigazioni e concimazioni nelle giuste dosi permettono, anche al coltivatore meno esperto, di vederle coperte di corolle già durante la prima estate.

Per i principianti, sono adattissimi:
- le mammillarie: un po' tutte di poche pretese, producono le classiche coroncine di fiorellini minuti, dei colori più sgargianti. Da ricordare la mammillaria elongata, la mammillaria carmenae (fiori bianchi), la mammillaria gracilis (fiori bianchi, talvolta fiorisce anche in casa in inverno), la mammillaria rodantha (fiori fucsia);
- i gymnocalycium: genere che trovo davvero affascinante, annovera esemplari dall'aspetto un po' "rude" ma che dà vita a corolle splendide e raffinate. Da tenere presenti il gymnocalycium damsii e l'uruguayense. Questi cactus amano la mezz'ombra;
- le piante di nopalxochia phyllanthoides, i cui fusti appiattiti nella bella stagione portano grossi fiori del caratteristico colore rosso acceso;
- la rhipsalidopsis gaertneri e la schlumbergera truncata, rispettivamente soprannominate "cactus di Pasqua" e il "cactus di Natale" (in riferimento al periodo di fioritura);
- e infine, ma non da meno dei precedenti, le echinopsis eyriesii e subdenudata: producono fiori giganteschi, effimeri. La prima li fa di un tenue color rosa, la seconda bianchi e delicatamente profumati.

Queste specie, dicevo, sono di coltivazione molto facile. Concimatele regolarmente, anche se apparentemente sembrano sapersi arrangiare con le sostanze che trovano nel terriccio del loro vaso. Anche la sospensione dell'irrigazione e la collocazione in un luogo fresco (15 gradi) durante l'inverno agevoleranno le fioriture, e proteggeranno le piante dalle infestazioni di cocciniglia.

sabato 21 luglio 2012

Quando ho coltivato una tillandsia in bagno

Le tillandsie sono un genere di piante numeroso, che comprende esemplari tra loro molto differenti. Appartenenti alla famiglia delle bromeliacee, sono comunemente distinte in piante "verdi" (come la famosa Tillandsia cyanea) e in piante "grigie" (es. la Tillandsia xerographica, a forma di rosetta). Sono piante epifite: non parassite, ma bensì piante che in natura vivono appoggiate su altre piante (un po' come certe orchidee). Spesso provviste di radici, quando le posseggono le usano solo per ancorarsi ai rami degli alberi o altrove. Loro caratteristica è quella di poter vivere senza terreno, in quanto per assorbire l'acqua invece delle radici utilizzano le foglie, che sono ricoperte da tricomi, speciali peletti pluricellulari che catturano l'umidità.
Le tillandsie "grigie" sono così chiamate per via del loro colore derivante dalla fitta presenza di tricomi: diventano verdine solo a contatto con l'acqua, occasione in cui l'epidermide sottostante allo strato di tricomi mostra il proprio colore. Nei paesi del centro America, da cui tutte le tillandsie provengono, è facile trovarle appese ai cavi del telefono, alle reti metalliche, nei posti più impensabili. Coltivate all'aperto, ma all'ombra e al riparo di alberi o tettoie, possono essere ammirate ad esempio nei giardini delle Hawaii e sull'isola di Madeira (per citare un paio di luoghi dove le ho ammirate dal vivo).

Le esigenze idriche però dei vari esemplari di tillandsia possono essere differenti a seconda delle regioni di provenienza delle piante. Molte provengono da regioni sub tropicali umide, altre da regioni più secche. Non intendo in questo post dilungarmi nella presentazione di un genere che comunque conosco solo per pochi aspetti: vi segnalo, nel caso voleste approfondire l'argomento, il sito http://www.tillandsiae.net/. Voglio invece descrivervi una mia esperienza personale con una tillandsia.

Tre anni fa, ne acquistai una (probabilmente una usneoides, per capirsi) in un noto vivaio della provincia di Verona, alla spettinante cifra di euro 25 (un'amica quest'anno l'ha trovata per 10 euro a Orticola). All'epoca mi fu consigliato di innaffiarla facendole ogni due-tre giorni un bagnetto nell'acqua. Consiglio quanto mai sbagliato: la mia tillandsia morì rinsecchita dopo tre mesi, nonostante avessi preso a farla sguazzare in un catino tutti i giorni, vedendola perdere sempre più vigore.
Dopo qualche mese, nell'autunno del 2009, mio marito, che dopo questa prima esperienza aveva scoperto con me l'esistenza delle Tillandsiae, notò un giorno una signora mentre gettava nel cassone dell'immondizia una tillandsia ficcata in un sacchetto di plastica. Sconcertato, mio marito le chiese il perchè del gesto, e la signora, che era una fiorista, raccontò di essersi procurata quell'esemplare perchè pensava di usarlo nel bouquet di una sposa; questa, alla vista della tillandsia, non se ne era dimostrata soddisfatta, e la fiorista, arrabbiata per i soldi spesi inutilmente, aveva deciso di disfarsene in fretta.
Mio marito colse la palla al balzo, la chiese in regalo e me la portò a casa: la sera, estrasse davanti ai miei occhi increduli un esemplare lungo due metri, folto come una parrucca, e con le foglie più sottili di quella che mi era morta prima.
Memore della precedente tragedia vegetale, ho accolto la nuova amica meglio che ho potuto (e adesso dal passato remoto passo al passato prossimo perchè sono veneta e certi tempi verbali, parlando di vita quotidiana, mi mettono in imbarazzo...). Ho appeso la cespugliona in bagno, il luogo più umido che potevo offrirle, e lì l'ho lasciata. Procuratami un nebulizzatore, l'ho spruzzata tutti i giorni una o due volte accuratamente su tutta la lunghezza. Mai bagnetti. La pianta ha gradito, si è seccata un po' esternamente, ma si è ambientata. Il bagno invece si è coperto, sulle pareti non piastrellate, di macchie di muffa (figuratevi, tutta quell'umidità).
Il nostro idillio è durato fino alla primavera del 2011. Siccome abbiamo restrutturato un secondo bagno che contiene una doccia nuova e più grande, la frequentazione del bagno con la tillandsia è diminuita drasticamente, e la pianta ne ha risentito, fino a morirne. Più del nebulizzatore la aiutavano, evidentemente, i vapori delle docce di acqua calda.
Per me è stato un dispiacere, tra l'altro l'agonia della pianta è iniziata durante l'ultimo mese prima del mio matrimonio, e al mio ritorno dal viaggio di nozze era in condizioni penose. Presa da mille incombenze, non sono riuscita a soccorrerla come avrei voluto. In compenso posso dire di aver regalato a quella povera tillandsia un paio di anni di vita in più e una morte più decorosa di quella tra la spazzatura... Spero che questo post possa essere d'aiuto a qualche altro soccorritore di tillandsie.

Nella foto seguente: la mia povera Till, ancora col fiocco arancione con cui era tenuta unita e con cui sarebbe finita nelle immondizie. Era appesa al soffitto, penzolava sulla lavatrice. Ha l'aspetto grigio di quando era asciutta. Riceveva luce filtrata dalle tende.


R.I.P.

lunedì 16 luglio 2012

martedì 3 luglio 2012

Guerre talpari: a Parigi e a casa mia.

Sul più bello che qualche giorno fa ho pensato: "Toh, quest'anno non ho la talpa nell'orto", l'altra mattina apro la finestra e mi vedo tutto un arcipelago di vulcanetti sparso tra pomodori, insalata e ortaggi vari:


Sono anni che ho la talpa nell'orto. Prima di me, ci combatteva contro mio padre. Epiche le sue battaglie contro il piccolo mammifero semicieco, risalgono ai tempi della mia infanzia: il papi si illudeva di eliminarla per annegamento riempiendo le buche di acqua, ficcandoci dentro la gomma per innaffiare aperta a manetta. Passava ore ad allagare le aiole mentre se lo divoravano le zanzare, e il giorno dopo la talpa era più incavolata di prima, e lui più leggero di un litro del sangue. Tanto valeva tenersi l'acqua e fare una donazione all'Avis.
Io non ho mai provato a fare fuori quest'inquilina. Finchè è una e compare sporadicamente, sopporto. Sì, mi secca che qualche cuore di insalata si afflosci fino a morire o mi sparisca una piantina di zucca: ma questa è la natura, anche le talpe hanno i loro meriti, perchè divorano molti insetti nocivi per le coltivazioni. E poi, che rimedi contro questo animale? veleno? apparecchi che emettono vibrazioni fastidiose nel sottosuolo? trappole? Orrendi. E' che non ho più il gatto, e ai cani l'ingresso nell'orto è interdetto.
Gasp. Si è seccata la pianta di pisello odoroso, così forte, così promettente. Sotto i suoi rametti avvizziti improvvisamente, una montagnola di terra che parla da sè. Era l'unica che avevo seminato.
Chissà questa talpa chi è, sarà la nipote delle talpe degli altri anni o magari è sempre la stessa, invecchiata, ma più convinta di me di essere la vera padrona di questo fazzoletto di terra. E se questa talpa c'è, in fin dei conti è segno che il terreno è buono, sano, pieno di bei vermi grassi e saporiti. Quando vango, infatti, ne trovo di lunghi quaranta centimetri e spessi come wurstel. Appena li scovo, li rinascondo sotto terra, altrimenti mio padre me li ruba per andare a pescare.
Mi consolo perchè ho visto che le talpe le hanno anche nei favolosi giardini di Versailles; guardate che "busi":

E a Parigi, non lontano dalla casa di Victor Hugo, ne hanno di gigantesche:


Vista questa, adesso la mia mi sembra una talpetta irrilevante!